sabato 21 novembre 2009

Un Uomo Qualunque, lo scrittore

"Decisamente raro il caso in cui uno scrittore e poeta(distinguo, in quanto, lo si voglia o meno, i canoni espressivi dei due generi-prosa e poesia- rimangono diversi, che si ricorra o meno alla distinzione jakobsnoniana tra asse sintagmatico e paradigmatico)sappia darci autenticità e verità senza sotterfugi senza rinunciare alla qualità espressiva. Ciò, invece, in Un Uomo Qualunque è completamente presente, dove la capacità di dirci il vero, di narrare e narrarsi(esprimendo il vero Sé)c'è pienamente, mentre non c'è alcun infingimento, alcun"trucco"per cacher, per nascondere o occultare le cose o parte di esse, di ciò che chiamiamo"realtà", ma neanche di non darci-dirci il vero. La sofferenza, il dolore, il pati diviene com-passione, capacità empatica di vivere e provare con l'altro sensazioni, sentimenti, dolori, tutto quanto le persone si trovano a dover subire ed esperire. Ma non ne soffre(la ripetizione del lemma o della sua radice è inevitabile, con slittamente di signifcato inevitabile) minimamente la produzione di senso, veicolata da uno stile essenziale, rigoroso, privo di orpelli, ma al tempo stesso per nulla privo o povero-deprivato di figure letterarie, di invenzioni di ogni genere; l'ironia sa far capolino, non manca l'ungarettiana"allegria di naufragi"".

Eugen Galasso

Una poesia al giorno... toglie il medico di torno

"Poesia civile, non politica, quella dell'"Uomo qualunque"(ancora una volta: nulla a che vedere con l'omonimo movimento politico degli anni del Dopoguerra quasi immediato). Civile perché Un Uomo Qualunque si pone il problema, anzi i problemi, dati dalla realtà in cui siamo immersi, volenti o nolenti, in cui"siamo stati gettati"(questa la versione gnostico-esistenzialista/pessimistico-disforica della cosa, che peraltro non è di Uomo, preciso per correttezza), non dando/imponendo surrettiziamente soluzioni, ma ponendo le domande, cosa che è ben più importante e impegnativa. "Non politica", perché Un Uomo Qualunque certo non evita la questione, che nascono tutte dalla realtà, appunto, ma non dà indicazioni partitiche o soluzioni da proporre all'ONU o ad altri organi internazionali, nazionali, ad organizzazioni umanitarie e, ancora, altre. Ci fa ragionare poeticamente(operazione assolutamente non facile, ma assolutamente possibile, difatti l'autore riesce a farlo), ci fa pensare con lui, dove però il pensiero non è mero raziocinio, ma è accompagnato dal sentimento, che supporta molto meglio anche il pensiero. Oggi, in effetti, con Goleman ma non solo, sappiamo di un'intelligenza emotiva, che invece la fredda logica condannava, dannava, ostracizzava, fino a poco tempo fa".

Eugen Galasso

lunedì 16 novembre 2009

critica sul libro " Un Uomo Qualunque ... giudicate voi"

Un Uomo Qualunque , giudicate voi, sembra appartenere al genere letterario del diario, esattamente richiama il diario intimo, una forma narrativa il cui racconto mostra emozioni, sensazioni e sentimenti reali, cronaca di un periodo di vita descritto, in questo caso, sull’onda del ricordo.
Raccontare significa esporre la propria storia, la storia di altre persone, la storia di alcune cose. Riferire con un certo ordine tutti quei fatti, quegli avvenimenti, quelle emozioni, sentimenti, opinioni, che nel distacco concesso dal tempo, e dalla lontananza della rimembranza, possono rendere gli avvenimenti nuovi nel significato.
Nel diario intimo, il diarista si misura con il suo mondo interiore in una forma di scrittura che assomiglia ad una presa di coscienza, attraverso le sue righe si legge la necessità di voler capire dove la vita lo abbia condotto, attraverso quali strade.
Questo viaggio retrospettivo, testo a metà strada tra cronaca ed autobiografia, appare quel libro di memorie registrate per se, per i famigliari e per chiunque possa trarre vantaggio


Alessandro ( 2007 )

domenica 15 novembre 2009

critica sul libro " Poesie di Un Uomo Qualunque"

Veramente parte della vita reale dell’autore, queste poesie, che Un Uomo Qualunque ha composto, ricordano quelle vecchie filastrocche che insegnavano ai vecchi tempi alle scuole elementari, ma la finalità nella fattispecie è ben diversa: le parole diventano oggetto della composizione, resa in modo simpatico, tanto che, mentre le leggiamo, ci sembra quasi … di … vederle.
Questa esternazione di sensazioni vengono descritte con uno stile poetico grintoso e passionale: l’uomo ostaggio di se stesso e delle convenzioni che poco a poco piega la sua naturale personalità agli influssi esterni, alle chimere del mondo.
Una poesia-racconto, e una bella sorpresa da leggere con attenzione.

Bolzano 2006, Alessandro

sabato 14 novembre 2009

Eugen Galasso dice di lui

Si nota, nelle poesie e nelle prose di Un Uomo Qualunque, lo sforzo di confrontarsi con l'esistente, sia in forma narrativa(autobiografico, certo, ma anche biografico, come sempre nella prosa che sia tale)sia in forma poetica, quindi paradigmatica. Uno sforzo, questo di Un Uomo Qualunque, che va sempre all'essenza, tra-lasciando quanto è o potrebbe essere zeppa, dettaglio superfluo, elemento accessorio.Non c'è mai, in nulla di quanto egli abbia scritto o scriva, compiacimento, autoreferenzialità, smania di emergere citando o citandosi. Mira al sodo, cioè al problema di una cultura(intesa in senso ampio, nell'accezione antropologica per cui cultura=società) che va sfaldandosi, che si autodistrugge, "invasa", com'è, da mille distrazioni inutili, da approdi neppure inutili, da una tempra etica inesistente, da mine vaganti neppure degne di essere considerate tali. Anche il momento gnomico, della rampogna, in Un Uomo Qualunque non è mai"tonitruante", non è in-scritta in un circolo vizioso per cui da parole derivano parole, da concetti si ricavano concetti. Entra nel percorso dell'autore quanto ha vissuto, anche e soprattutto ma non solo(vale qui il ciceroniano"Primum vivere, deinde philosophari")quanto è insito nella sua attività di operatore culturale, ma anche di homo viator, quale invero tutti siamo-ma di cui non tutti riescono a rendersi conto né tanto meno a dar conto, poi, con una riflessione e un'opera poiètica(la poesia, lato sensu, quindi anche quando include il récit, la narrazione, è sempre in primis poièsis). Ecco allora, per tornare anche, almeno in parte, a quanto detto all'inizio, che Molon si confronta sì con l'esistente, il"presente"(prescindo qui dalle riflessioni sul tempo, certo compossibili, da Eraclito ad Agostino d'Ippona a Heidegger ma soprattutto Bergson, dove però è impossibile eludere quanto la scienza, in specie dopo Einstein ci dice sul tempo-Hawking e non solo in astrofisica- quanto poi deriva dalle riflessioni rese possibili dalle neuroscienze), a guarda"fatalmente"oltre, a quello "spazio utopico" che la riflessione ma ancora di più la creazione artistica e poetico-letteraria fatalmente implica, quell'"oltre", quella Quinta Stagione(the"Wine's Summer", per Ray Bradbury)che ogni persona, in una forma o nell'altra, con accentuazioni diverse, auspica, ma che poi non sa metaforizzare, ma soprattutto non sa esprimere in maniera adeguata.

Eugen Galasso, Ferragosto 2009

19 agosto 2009

"Decisamente raro il caso in cui uno scrittore e poeta(distinguo, in quanto, lo si voglia o meno, i canoni espressivi dei due generi-prosa e poesia- rimangono diversi, che si ricorra o meno alla distinzione jakobsnoniana tra asse sintagmatico e paradigmatico)sappia darci autenticità e verità senza sotterfugi senza rinunciare alla qualità espressiva. Ciò, invece, in Un Uomo Qualunque è completamente presente, dove la capacità di dirci il vero, di narrare e narrarsi(esprimendo il vero Sé)c'è pienamente, mentre non c'è alcun infingimento, alcun"trucco"per cacher, per nascondere o occultare le cose o parte di esse, di ciò che chiamiamo"realtà", ma neanche di non darci-dirci il vero. La sofferenza, il dolore, il pati diviene com-passione, capacità empatica di vivere e provare con l'altro sensazioni, sentimenti, dolori, tutto quanto le persone si trovano a dover subire ed esperire. Ma non ne soffre(la ripetizione del lemma o della sua radice è inevitabile, con slittamente di signifcato inevitabile) minimamente la produzione di senso, veicolata da uno stile essenziale, rigoroso, privo di orpelli, ma al tempo stesso per nulla privo o povero-deprivato di figure letterarie, di invenzioni di ogni genere; l'ironia sa far capolino, non manca l'ungarettiana"allegria di naufragi"".

Eugen Galasso

Un Uomo Qualunque, chi è?


Un uomo qualunque


Un Uomo Qualunque, nasce nel 1964 a Bolzano.
Il padre si trasferisce nel dopoguerra, dal paese natio che si trova nel veneto,
per lavorare nelle fabbriche.
La sua giovinezza è comune a quella di molti suoi coetanei di quel tempo.
Di lui gli insegnanti dicevano: ragazzo intelligente, ma non ha voglia di studiare.
( quanta ragione avevano )
Terminate le scuole dell’obbligo mentre gli insegnanti consigliavano una scuola professionale, lui decide per l’istituto per geometri. Lo abbandona a metà anno per andare a lavorare, decidendo successivamente, di riprendere con una scuola professionale. Terminata la scuola entra nel mondo del lavoro seguendo le gesta del padre, operaio in un’azienda siderurgica.
Svolge il suo regolare servizio di leva, torna al lavoro ed entra in un’organizzazione religiosa.
Vi rimane all’interno per circa quindici anni durante i quali si sposa, ed ha una figlia.
( non lui, la moglie )
Grande appassionato d’arte, decide di aprire una galleria d’arte, ma l’esperienza non dura molto.
Questi due particolari mondi, quello religioso e quello dell’arte, gli permettono di vivere un’esperienza che considera unica, permettendogli di conoscere un mondo nuovo e tante persone diverse.
E quando dico diverse, lo dico nella cultura e nel modo di agire, un’esperienza, molto appagante. Terminata l’esperienza della galleria d’arte, resta comunque nel mondo del commercio per qualche anno, conservando e mai abbandonando il proprio posto di lavoro nell’industria.
( imprenditore operaio, non ancora presidente operaio, ma è sulla buona strada)
Nel frattempo esce dall’organizzazione religiosa di cui faceva parte, si separa dalla moglie dalla quale divorzia tre anni dopo. Intraprende una relazione con un’altra donna che nel linguaggio di face book verrebbe considerata complicata. ( la relazione, non la donna )
È da questa serie di avvenimenti, che l’autore considera fallimenti, che nasce lo scrittore e poeta.
Da un suo continuo cercare delle risposte, perché le cose siano andate in un certo verso, nasce lo stimolo di prendere carta e penna.
Li, egli getta tutte le sue frustrazioni, sensazioni, considerazioni, sentimenti, speranze.
In un computer, un vecchio ed obsoleto computer che però era adattissimo come macchina da scrivere. Anzi, più comodo, se si sbaglia a digitare, non si deve ricominciare da capo.
È qui che nasce Un Uomo Qualunque
Perché si considera uguale alla massa delle persone che abitano la terra.
Ne più ne meno fortunato, ne meglio ne peggio, ma proprio uguale.
Il suo personaggio potrebbe avere lo stesso nome di tante altre persone che lavorano, studiano, si sposano, si separano, s’innamorano, si disperano. Quelle che incontriamo per strada.
Decide di esporsi come scrittore e poeta, dopo l’incontro con un critico letterario.
Il critico anni prima aveva con lui collaborato in galleria d’arte, poi per le vicende negative accadutegli, non si erano più incontrati.
Il critico legge alcuni suoi lavori scrivendogli una buona critica …( ottima )
ed ora eccolo a voi