sabato 14 novembre 2009

Eugen Galasso dice di lui

Si nota, nelle poesie e nelle prose di Un Uomo Qualunque, lo sforzo di confrontarsi con l'esistente, sia in forma narrativa(autobiografico, certo, ma anche biografico, come sempre nella prosa che sia tale)sia in forma poetica, quindi paradigmatica. Uno sforzo, questo di Un Uomo Qualunque, che va sempre all'essenza, tra-lasciando quanto è o potrebbe essere zeppa, dettaglio superfluo, elemento accessorio.Non c'è mai, in nulla di quanto egli abbia scritto o scriva, compiacimento, autoreferenzialità, smania di emergere citando o citandosi. Mira al sodo, cioè al problema di una cultura(intesa in senso ampio, nell'accezione antropologica per cui cultura=società) che va sfaldandosi, che si autodistrugge, "invasa", com'è, da mille distrazioni inutili, da approdi neppure inutili, da una tempra etica inesistente, da mine vaganti neppure degne di essere considerate tali. Anche il momento gnomico, della rampogna, in Un Uomo Qualunque non è mai"tonitruante", non è in-scritta in un circolo vizioso per cui da parole derivano parole, da concetti si ricavano concetti. Entra nel percorso dell'autore quanto ha vissuto, anche e soprattutto ma non solo(vale qui il ciceroniano"Primum vivere, deinde philosophari")quanto è insito nella sua attività di operatore culturale, ma anche di homo viator, quale invero tutti siamo-ma di cui non tutti riescono a rendersi conto né tanto meno a dar conto, poi, con una riflessione e un'opera poiètica(la poesia, lato sensu, quindi anche quando include il récit, la narrazione, è sempre in primis poièsis). Ecco allora, per tornare anche, almeno in parte, a quanto detto all'inizio, che Molon si confronta sì con l'esistente, il"presente"(prescindo qui dalle riflessioni sul tempo, certo compossibili, da Eraclito ad Agostino d'Ippona a Heidegger ma soprattutto Bergson, dove però è impossibile eludere quanto la scienza, in specie dopo Einstein ci dice sul tempo-Hawking e non solo in astrofisica- quanto poi deriva dalle riflessioni rese possibili dalle neuroscienze), a guarda"fatalmente"oltre, a quello "spazio utopico" che la riflessione ma ancora di più la creazione artistica e poetico-letteraria fatalmente implica, quell'"oltre", quella Quinta Stagione(the"Wine's Summer", per Ray Bradbury)che ogni persona, in una forma o nell'altra, con accentuazioni diverse, auspica, ma che poi non sa metaforizzare, ma soprattutto non sa esprimere in maniera adeguata.

Eugen Galasso, Ferragosto 2009

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