"Decisamente raro il caso in cui uno scrittore e poeta(distinguo, in quanto, lo si voglia o meno, i canoni espressivi dei due generi-prosa e poesia- rimangono diversi, che si ricorra o meno alla distinzione jakobsnoniana tra asse sintagmatico e paradigmatico)sappia darci autenticità e verità senza sotterfugi senza rinunciare alla qualità espressiva. Ciò, invece, in Un Uomo Qualunque è completamente presente, dove la capacità di dirci il vero, di narrare e narrarsi(esprimendo il vero Sé)c'è pienamente, mentre non c'è alcun infingimento, alcun"trucco"per cacher, per nascondere o occultare le cose o parte di esse, di ciò che chiamiamo"realtà", ma neanche di non darci-dirci il vero. La sofferenza, il dolore, il pati diviene com-passione, capacità empatica di vivere e provare con l'altro sensazioni, sentimenti, dolori, tutto quanto le persone si trovano a dover subire ed esperire. Ma non ne soffre(la ripetizione del lemma o della sua radice è inevitabile, con slittamente di signifcato inevitabile) minimamente la produzione di senso, veicolata da uno stile essenziale, rigoroso, privo di orpelli, ma al tempo stesso per nulla privo o povero-deprivato di figure letterarie, di invenzioni di ogni genere; l'ironia sa far capolino, non manca l'ungarettiana"allegria di naufragi"".
Eugen Galasso
sabato 14 novembre 2009
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